
Parliamo della fragilità, quella che cerchiamo costantemente di negare e allontanare dalla nostra coscienza, ma a cui non possiamo sfuggire e che ci accomuna tutti, senza distinzioni. Ed è spaventoso, perché la nostra fragilità ci fa paura. Paura di soffrire se dovessimo incrociarla, ma soprattutto paura di perderci in essa, perché non la conosciamo, ci sfugge, non è prevedibile, non è controllabile. Inoltre spesso ci fa vergognare di noi stessi perché non è prestazionale. Si rivela attraverso di essa la paura di apparire fragili, di ammettere la propria vulnerabilità. In essa infatti troviamo tutte le nostre difficoltà, limiti e contraddizioni. La soluzione più facile che troviamo è quella di riempirci di impegni anche di lavoro e di occupazioni per garantirci di non lasciare tempo e spazio di incontrarla. Evitiamo solitudine e silenzio perché sono le coordinate esatte in cui incontrarla e trovarci a doverla gestire. Ecco quindi comparire la mania di controllo, grande ombra dei nostri tempi, come fuga dalla fragilità in un’illusione di potere. Cerchiamo di avere il controllo su tutto per riuscire a metterci al riparo da imprevisti, di poter evitare e/o modificare situazioni che invece sono oltre la nostra possibilità di avere una qualche possibilità di previsione e azione. Un’altra strategia di evitamento molto utilizzata è non vedere la fragilità dell’altro, cosa che ci permette di non annegare nella nostra. Se l’altro è fragile o si mostra tale, ci espone al rischio di inciampare nella nostra vulnerabilità e, non sia mai che succeda, esporla agli altri. Se vediamo una persona in difficoltà e nessuno le presta attenzione o aiuto, potremmo decidere di tirare dritto per la nostra strada per la vergogna di fermarci ad aiutarla e in qualche modo esporci. Questo soprattutto se la difficoltà è di un tipo socialmente stigmatizzato. Essere fragili vuol dire essere esposti, vuol dire non bastare a noi stessi, vuol dire non essere in controllo, vuol dire aver bisogno degli altri che possono invece giudicarci e girarsi dall’altra parte. Nell’illusione che denaro, potere e controllo possano metterci al riparo dalla nostra fragilità, cerchiamo di comprarci la nostra sicurezza. Quest’ultima è a sua volta una fragile illusione. La sensazione di sentire sgretolarsi tutte le nostre granitiche certezze e doverci mettere in discussione è un’altra fragilità a cui cerchiamo di sfuggire. La soluzione è quella non facile di deciderci ad incontrarla, ad accoglierla, a farle spazio nella nostra vita. Ma c’è bisogno di spazio e tempo per incontrarla. E magari anche di non essere soli ad affrontarla. In psicoterapia ci sono gli spazi e i tempi adeguati per conoscere la nostra fragilità e per riconoscerci attraverso di essa. Avere uno spazio dedicato e sicuro, privo di giudizio, in cui sentirci accolti in tutta la nostra vulnerabilità è sicuramente il modo, non indolore, ma evolutivo per farlo. Fa parte di noi, tanto vale accoglierla.
Dott.ssa Roberta Daminelli
Psicologa Psicoterapeuta a Bergamo
Psicologa Psicoterapeuta a Bergamo
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